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Envisaging L'Aquila
edited by Alessandro Coppola

Tracce di memorie urbane: fotografie da Berlino

Venerdì 9 ottobre si è inaugurata la mostra fotografica Nuova Berlino: tracce di memorie urbane nello Spazio Archeologico Sotterraneo del Sas (piazza Cesare Battisti, Trento).

La mostra è uno degli eventi di una settimana di studi ed una serie di appuntamenti che , promossi dal Centro per gli Studi Storici Italo- Germanici della fondazione FBK, a vent’anni dalla caduta del muro, intendono riflettere sulle tracce della DDR nella Germania Contemporanea.

La mostra è interessante, perchè permette di cogliere, nella successione delle immagini dei quattro fotografi esposti, diverse per mano e luogo e tempo, lo scarto profondo tra “le” Berlino che si offrono allo sguardo.

Una differenza che si esplicita attraverso le immagini esposte negli spazi del Sas.

Da un lato quelle che la città offre a chi la guarda oggi, dopo che ci si è affrettati a riempire il vuoto fisico e l’occasione di costruzione che la traccia del muro caduto aveva lasciato, con importanti investimenti e operazioni di marketing urbano allora all’avanguardia, che la pubblicistica (soprattutto) di architettura ci ha permesso di seguire mattone dopo mattone, rendendo paradossalmente familiari e noti alcuni degli scatti in mostra.

Da un lato quelle della città vista con gli occhi di chi la fotografava vivendola, probabilmente inconsapevole del valore quasi archeologico che le sue foto avrebbero poi avuto.

L’accostamento di queste immagini genera una scissione in chi le guarda e probabilmente permette di intuire la scissione della memoria (urbana) ancora viva in quanti “a cavallo” fisico e temporale del muro hanno vissuto.

Mi hanno colpito molto le prime foto ed il titolo della mostra. Parlare di memoria urbana include la dimensione umana che esercita la memoria in relazione agli spazi che vive, in base a quelli che ha vissuto, come se i volti dei soggetti potessero essere i custodi di una condizione spaziale, che la presenza di bordi, confini e recinti imposti rende ancora più definita e manifesta.
Mi ha colpito molto la presenza umana, che si dissolve man mano che l’occhio del fotografo si fa più vicino a quello dei nostri tempi. Architetture più vuote, le ultime, che sembrano concorrere alla costruzione di una memoria urbana fatta di immagini ed icone, piuttosto che dell’esperienza dei luoghi.

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