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edited by Alessandro Coppola

Un report dal Festival dell’Architettura di Terni e Perugia

Riceviamo e pubblichiamo questo utile report di Claudia Roselli (Facoltà di Architettura, DUPT, Università di Firenze School of Planning and Architecture, UD, New Delhi, India) su FestarchLAB e FESTARCH, iniziative che si sono tenute a Terni e a Perugia tra maggio e giugno 2011.

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FestarchLAB – Talents Outing, TERNI, 26 maggio – 1 giugno 2011

A qualche giorno dalla conclusione del Festival dell’Architettura, impressioni e sensazioni di uno degli eventi più nuovi e propositivi della scena italiana.

Il Festival si è svolto in due sezioni: la prima localizzata a Terni e la seconda a Perugia, capoluogo di provincia della regione Umbria.  L’officina del FestarchLab si è svolta a Terni: una serie di workshop aperti a studenti, ricercatori, architetti, viaggiatori e liberi cittadini. Laboratori urbani sperimentativi di analisi delle interazioni tra le diverse aree della città ed i suoi abitanti, concentrato nei vari quartieri ternani: dalle piazze del centro, al quartiere Matteotti progettato da DeCarlo, sino al quartiere “città giardino”, piccole casette costruite all’inizio del novecento, inspirato alle Garden City inglesi e vicinissimo al CAOS, ex fabbrica chimica, oggi centro polifunzionale, punto di riferimento delle varie attività connesse al Festival. I laboratori sono stati pensati per riscoprire e riattivare dinamiche territoriali della cittadina umbra.

Tra questi il Laboratorio Think Community Town, organizzato da Ecosistema Urbano, gruppo spagnolo che opera in ambito urbanistico promuovendo iniziative di partecipazione collettiva alla progettazione urbana attraverso l’osservazione delle diverse sensibilità territoriali, utilizzando una multidiscinarietà di analisi dell’esistente. (http://www.ecosistemaurbano.com/). Il workshop intitolato Il quartiere creativo / Creative Neighborhood è stato portato avanti da piccoli gruppi che hanno lavorato su zone diverse della città senza nessun collegamento effettivo tra loro se non quello della metodologia usata per le diverse interazioni.

Riporto la scheda del progetto Il Giardino del Quartiere Giardino, localizzato nel quartiere Città Giardino, al quale ho preso parte insieme a Sonia Pettinari ed Elvira Lòpez Vallés. Seguono in maniera schematica le varie fasi del lavoro:

# 1 Relazioni Urbane
Attraverso un giro esplorativo in bicicletta della città, sono stati mappati i luoghi intorno al quartiere, evidenziando i rapporti visibili ed invisibili tra le diverse aree urbane ternane.

# 2 Il Quartiere Giardino
E’ stato preparato un questionario composto da tre domande, che è stato posto agli abitanti:
Cosa ti piace del tuo quartiere? Che cosa ti piacerebbe trovare che invece non c’è? Qual’è il tuo luogo speciale, del quartiere la Città Giardino?
Dalle risposte al questionario è emersa la mancanza di un luogo per le persone anziane, nonché il bisogno di iniziative collettive forti, capaci di creare sinergie relazionali durature, per l’intero quartiere.

# 3 Il Giardino del Quartiere

E’ stato individuato il giardino di Via Premuda, n.8. Un luogo intimo e poetico, vicino alla Chiesa del Sacro Cuore in Piazza Adriatico: uno spazio pubblico, ma chiuso con un cancello. L’idea era quella di creare, un insieme di attività, con l’aiuto degli abitanti del quartiere, cercando di attivare relazioni tra le persone e con il territorio stesso. Strategie utilizzate per la realizzazione dell’idea: semplice segnaletica di ephemeral urban design per segnalarne l’esistenza, evidenziandone le potenzialità intrinseche e disvelando la sua valenza di spazio urbano aperto che potrebbe essere usato dai cittadini per giocare, leggere, fare del giardinaggio o semplicemente stare, all’interno del prospettato nuovo quartiere creativo ternano.

# 4 La riappropriazione dello spazio pubblico
Il giorno 30 maggio, Il giardino del Quartiere Giardino è stato abitato dagli abitanti del quartiere dalle tre del pomeriggio sino alle undici di sera. Gli anziani hanno giocato a carte,dal primo pomeriggio, mentre i bambini hanno letto fiabe, piantato semi e giocato a mosca cieca. Abbiamo cenato insieme, seduti intorno ad un tavolo con la tovaglia a fiori ed insieme abbiamo spostato le panchine per assistere ad un surreale spettacolo di Stanlio ed Olio, interpretato da due giovani attori del quartiere, catapultati nel giardino direttamente dall’inizio del secolo in un loop infinito di gag. Si sono accese le luci nel piccolo palco: all’orizzonte le colline umbre e in tutto il giardino un’atmosfera senza tempo.

# 5 ?
Il giorno successivo all’apertura del Giardino di Via Premuda, insieme all’Associazione SOS, che ha sede nello stabile dell’ex-ferriera, di fianco al giardino, è stato stilato un calendario di attività possibili: il gioco delle carte, le ripetizioni pomeridiane, l’orto urbano, il cineforum per bambini e le cene sociali.
Sono state duplicate le chiavi e regalate agli abitanti del quartiere che hanno espresso la volontà effettiva di ri-appropriarsi emotivamente dello spazio che era già loro.

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FESTARCH – International Architecture Festival by Abitare, PERUGIA, 2 giugno – 5 giugno 2011

Alessandro Cimmino, Napoli, un diverso sguardo sulla città, 3 giugno 2011

Mohesen Mostafavi, Agonistic Urbanism, 4 giugno 2011

Dopo i laboratori interattivi nella città di Terni, le esperienze, le immagini, le teorie ed i sogni sulla città contemporanea si sono spostati a Perugia. Un susseguirsi di conferenze sul tema della città e l’anti-città. Hans Ulrich Obrist, curatore d’arte e co-direttore della Serpentine Gallery, in uno dei suoi interventi ha messo a fuoco una delle necessità fondamentali dei nuovi narratori di città: inventare nuovi vocabolari. Nuovi linguaggi e nuove parole per cartografare il presente attraverso una reinterpretazione oggettiva e critica del passato. Un ampliamento delle bande percettive per sensibilizzarsi alla contemporaneità. Durante i vari confronti, sono state analizzate sotto diverse sfaccettature le capacità odierne delle città e dei loro abitanti di auto-rigenerarsi e di auto-formarsi in risposta ai conglomerati di anti-città, causa di ghettizzazione, segregazione ed esclusione all’interno dell’intero corpo urbano. A proposito di questo tra le innumerevoli conferenze: “ Ripartire dalla Comunità” coordinata da Alberto Saibene, un incontro incentrato sull’approfondimento del concetto di comunità.

Il discorso si è evoluto seguendo le interpretazioni date dalla presenza di diversi esperti Elda Martino, direttrice di comunitàprovvisoria, Lorenzo Castellini, fondatore di Esterni, Piergiorgio Giacchè, antropologo ed Elisabetta Almadori, responsabile culturale a Terni, tutti hanno parlato di comunità, definendone proprietà e caratteristiche, in termini più immaginari che concreti. Giacchè, ha ricordato un personaggio di spicco nel fare comunità, Aldo Capitini, pacifista ed educatore, perugino di nascita che seguendo il credo “Il potere è di tutti”, ha sempre creduto all’essenza della comunità come un’unità composta da diverse individualità, in grado di permettere la salvezza e la rivitalizzazione di un intero territorio. Lui che con il suo luogo di origine ha avuto sempre dei legami molto stretti è stato ricordato proprio come un attivatore di situazioni, capaci di produrre plusvalore territoriale. I cittadini non sono utenti anonimi ma fabbricanti di città ed hanno un ruolo attivo nel costruire luoghi e spazi.

Il Festival, organizzato dalla rivista Abitare, ha fornito uno sguardo sulla scena mondiale globale, presentando anche le nuove edizioni internazionali della rivista, tra i quali Abitare Bulgaria ed Abitare Messico, entrambi focalizzati su tematiche contestualizzate nei loro diversi luoghi geografici, ma interessanti come osservatori critici sulle nuove interpretazioni di trasformazioni urbane: ricerche incentrate su architettura e violenza, architettura e dimenticanza, architettura e sesso, architettura e periferia.

Sono stati poi presentati lavori di artisti che attraverso immagini e parole narrano la complessità dell’attuale complessa stratificazione urbana.
Tra questi, la proiezione di immagini di Alessandro Cimmino sulla città di Napoli, accompagnata dal suono della batteria, in un happening unico, all’interno dell’oratorio di Santa Cecilia. Serie di immagini del capoluogo campano e della sua periferia, racconti della città attraverso tagli e sguardi trasversali di luoghi ed edifici.

A chiudere l’intera manifestazione un dibattito su “Let’s change country, Lets’ stay in Italy”, tenuto da Stefano Boeri, Renato Soru, Wladimiro Boccali e Claudio Ricci: una piattaforma aperta su un interrogativo molto attuale per chi come ricercatore, studioso ed inventore di realtà si trovi costretto ad emigrare in altri luoghi geografici per diverse motivazioni. In attesa della prossima edizione per chi si fosse perso l’evento, più notizie al link: http://www.thinktownterni.it/

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