OUT NOW!


Envisaging L'Aquila
edited by Alessandro Coppola

ZAPPATA ROMANA! orti e giardini condivisi

Presentiamo volentieri ai nostri lettori “ZAPPATA ROMANA! orti e giardini condivisi”, un progetto originale di Sivlia Cioli e Luca D’Eusebio. Lo facciamo a partire proprio dalla interessante riflessione che i due progettisti di Roma svolgono sullo spazio pubblico urbano, in questo testo che hanno gentilmente scritto per noi sulle nuove pratiche emergenti di urban gardening.

.

Lo spazio pubblico è al centro della riflessione sulla città. Nella X° Biennale di Architettura di Venezia del 2008 la città di Bogotà ha vinto il Leone d’Oro, il massimo riconoscimento previsto, per i progetti sullo spazio pubblico e nell’ultima Biennale di Venezia del 2010 quasi tutti i paesi espositori hanno scelto lo spazio pubblico come oggetto della narrazione della propria realtà nazionale. Il motivo di queste scelte è semplice, le città, ovvero i luoghi dove si concentra la maggior parte della popolazione della terra, sono fatte di spazio pubblico. Pensare lo spazio pubblico è un modo per riflettere sul nostro tempo, perché lo spazio pubblico ha un valore sociale ed è una rappresentazione simbolica della comunità. La società si palesa dove, quando e se ci sono relazioni, associazioni, luoghi e occasioni di incontro.

Con il lavoro di ricerca chiamato Zappata Romana, è stato riportato su mappa un fenomeno poco noto, ma in forte crescita a Roma, che riguarda la costruzione da parte dei cittadini di nuovi spazi urbani operando su aree abbandonate, incolte, di risulta. La mappa “Zappata Romana” è disponibile a tutti on line (http://www.urbanarchitectureproject.org/). In essa vi sono oltre 50 aree costituite da giardini e orti in cui i cittadini hanno curato la realizzazione o curano la manutenzione secondo un progetto comune e condiviso. La condivisione della gestione da parte dei cittadini è il tratto distintivo di questo fenomeno in forte espansione – nascono circa 2 nuove aree al mese – rispetto a fenomeni simili quali gli orti urbani romani “tradizionali”, abusivi e di lunga storia (dagli orti dei ferrovieri a quelli di guerra), che secondo un recente censimento del Comune di Roma risultano essere circa 2500 orti distribuiti su 65 siti.

Roma sembra ricalcare le orme di Parigi, Londra e altre capitali europee dove aree abbandonate o parchi senza manutenzione, in centro e in periferia, sono il campo di sperimentazione di nuovi spazi pubblici di relazione a contatto con la natura. L’ultima stagione dell’urbanistica romana è caratterizzata dall’azione di cittadini che si mettono insieme per recuperare gli spazi abbandonati al fine di realizzare piccoli orti, aree gioco e giardini.

Le motivazioni dietro a questo fenomeno, citati in diversi articoli sugli orti e i giardini condivisi, sono in parte “globali” (la moda lanciata da Michelle Obama degli orti; la crisi economica; la necessità di un rinnovato rapporto con la natura) ma in parte prendono spunto da situazioni particolari di Roma.

Anzitutto non si deve trascurare il fatto che la spesa media sostenuta per la cura del verde urbano a Roma è di 1,22 €/mq contro i 5,07 €/mq di Parigi ed i risultati sono evidenti. Inoltre vi è una ricorrenza con la forma urbis testimoniata anche dalla Mappa del Nolli del 1748 in cui la città costruita è inscindibile dagli orti dentro e fuori le mura.

Il motivo principale dell’esplosione di questo fenomeno a Roma, e la sua distinzione anche con quanto avvenuto in passato, è dato dall’opportunità che i giardini e orti condivisi rappresentano per fare “altro”. Mentre in città per motivi contingenti di natura politica ed economica si regista un restringimento degli spazi di socialità e cultura, uno piccolo spazio condiviso conquistato da un gruppo di cittadini costituisce lo spunto per la realizzazione concreta di una gran numero di iniziative diverse.

Queste esperienze, a differenza di quanto avveniva in passato, coinvolgono ampie fasce di cittadini costituendo una potenzialità per la costruzione di nuove relazioni sociali in contesti periferici: centri anziani, parrocchie, gruppi scout, associazioni sociali e ambientaliste, diversamente abili, giovani, donne e anziani. Sono spazi che rispondono all’esigenza di “fare comunità” e offrono un’alternativa alle categorie sociali emarginate dalla società moderna, fornendo occasioni di integrazione con immigrati e pratiche per l’educazione a pratiche ambientali sostenibili.

A San Lorenzo, storico quartiere centrale, tre associazioni hanno strappato un fazzoletto di terreno ai privati per costruire un’area di socialità realizzando un parco giochi, un orto, spazi per la convivialità. Alla Garbatella le associazioni insieme ad alcune famiglie hanno recuperato un’area vicino alla sede della Regione, in attesa di una trasformazione edilizia, per realizzare gli orti urbani comunitari. Sull’Ardeatina gli orti comunitari sono realizzati e gestiti dai lavorati ex-Eutelia. A Prato Fiorito un parco urbano gestito da una cooperativa sociale, costituita nel 2008 con la finalità di migliorare la qualità della vita nel quartiere, promuove attività finalizzate alla prevenzione e rimozione di situazioni di disagio sociale e coltiva una vigna utilizzata per produrre vino e sostenere progetti nei paesi in via di sviluppo. A via della Consolata vi è il primo parco a orti urbani realizzato dal Comune di Roma con casette per il ricovero attrezzi, fontanelle pubbliche, panchine e cestini per i rifiuti. Coltivatorre è un orto biologico gestito da ragazzi/e disabili e “non”, avviato fin dal 1997 nel Parco dell’Aniene proprio sotto La Torre del CSOA omonimo. Il parco di via Orazio Vecchi è gestito dal gruppo degli Scout Nautici “Antares”. A piazza Bozzi la riqualificazione di uno sterrato ha permesso la realizzazione di un campo di calcio e l’avvio di attività sociali, educative e sportive a disposizione di tutti. Il giardino condiviso alla Città dell’Utopia è l’esito della collaborazione tra Servizio Civile Internazionale e l’associazione romana di erboristi di “Monte dei Cocci” con lo scopo di gestire e curare l’area verde intorno al Casale Garibaldi coinvolgendo i cittadini del quartiere.

Tali iniziative rappresentano dunque una risorsa preziosa per una città come Roma che deve amministrare un territorio così ampio. Si tratta di un fenomeno importante che andrebbe valorizzato e incentivato dando regole certe e sostegno in cambio della manutenzione e animazione delle aree.

Zappata romana con la sua mappa che riporta fotografie e descrizioni di ciascun giardino registra il fenomeno nella sua complessa articolazione e quantità. Lungi dall’essere una fotografia esaustiva di tutto ciò che esiste, costituisce però un riferimento per chi si interessa a queste realtà e cerca al contempo di sopperire alla mancanza di una rete comune. Tale rete si sta sviluppando non solo a livello cittadino ma anche con altre città come Milano con il suo Orto diffuso, che ha messo in piedi una rete fra gli orti e un calendario di incontri per scambi e diffusione dei saperi fra i “cittadini coltivatori”.

.

Testo di Sivlia Cioli e Luca D’Eusebio

.

+ info : http://www.urbanarchitectureproject.org/

.

Comments are closed.