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Envisaging L'Aquila
edited by Alessandro Coppola

LA MONTAGNA DA SOTTO

Sabato 27 novembre, Palazzo della Regione, Trento, a partire dalle ore 10.00
UN FORUM INDAGA I DIALOGHI TRA LA CITTÀ E LA MONTAGNA

Appuntamento “clou” per “La montagna da sotto: dialoghi tra città e montagna”,
la proposta del Club Fotoamatori Mattarello e dell’Assessorato alla cultura
della Provincia autonoma di Trento di una indagine sul territorio presentata al
pubblico con un ricco calendario fatto di incontri, forum e mostre. Tocca
infatti al forum, momento di confronto e di dialogo a livello internazionale.
L’appuntamento è per sabato 27 novembre, nella Sala di Rappresentanza del
Palazzo della Regione, in piazza Dante 16, a Trento. A partire dalle ore 10.00
i “DIALOGHI TRA LA CITTA’ E LA MONTAGNA” vedranno protagonisti Giovanni
Marzari, Leonardo Bizzaro, Christian Arnoldi, Marco Pogacnik, Fabrizio
Bartaletti, Andrea Zanotti, il Coro Trentino Sosat, Annibale Salsa, Jürg
Conzett. Davvero molti gli spunti e gli stimoli che verranno offerti, non
escluso un emozionante momento canoro affidato appunto al Coro Sosat.

Il programma

10.00 Saluti delle autorità
10.15 Presentazione a cura di Giovanni Marzari
10.30 Leonardo Bizzaro
Uno sguardo dalla pianura. Dal panorama di de Saussure alla minoranza
arrampicante
11.00 Christian Arnoldi
Panorami alpini. Configurazioni spaziali d’alta quota
11.30 Giovanni Marzari
Acropoli alpina 1938-1943
12.00 Marco Pogacnik
Alpine Architektur. Le Alpi e il loro autore
12.30 Fabrizio Bartaletti
Le città alpine come città di montagna e come nodi della rete urbana nazionale
ed europea
13.00 Pausa
15.00 Andrea Zanotti – Coro Trentino Sosat
La montagna condivisa
15.30 Annibale Salsa
Il rapporto città-montagna. Trasformazioni e riposizionamenti fra prossimità
domestica e prossimità esotica
16.00 Jürg Conzett
Paesaggio e manufatti
16.30 Pubblico dibattito

Abstracts

Leonardo Bizzaro “Uno sguardo dalla pianura. Dal panorama di de Saussure alla
minoranza arrampicante”
Horace Benedict de Saussure “scopre” il Monte Bianco dal giardino di casa, a
Ginevra. Da uno sguardo cittadino comincia la storia dell’alpinismo. L’alpine
club a Londra nasce dalla passione per la montagna d’un gruppo di nobili e
borghesi, gente di città. così il club alpino Italiano a Torino. E mentre i
montanari si rivolgono alle vette più che altro per vivere, è la gente di
pianura che arriva lassù prima con intenti scientifici, poi per sport.
Leonardo Bizzaro è nato a Trento. Giornalista nella redazione torinese di
Repubblica, ha collaborato con la Rivista della Montagna e Alp ed è autore del
libro K2 Uomini Esplorazioni Imprese edito da DeAgostini nel cinquantenario
della salita italiana. Per oltre vent’anni è stato nel consiglio direttivo del
Filmfestival della montagna di trento, per il quale ha organizzato mostre e
retrospettive, creando il settore librario della rassegna. Appassionato
alpinista, ha salito e disceso, spesso con gli sci, montagne di tutti i
continenti.

Christian Arnoldi “Panorami alpini. Configurazioni spaziali d’alta quota”
La colonizzazione metropolitana della montagna, iniziata attorno al XvIII
secolo con l’incontro tra cittadini, ambiente e montanari, ha trasformato le
alpi in uno dei più interessanti e contraddittori “iper-luoghi” della
modernità. Le valli, ormai da qualche decennio, si presentano come un
territorio stratificato all’interno del quale convivono spazi molteplici,
modalità di interazioni plurime, “realtà” differenti e interconnesse. Le
dimensioni più evidenti sono: lo spazio delle comunità locali, il villaggio
vacanze e lo spazio museo. In altri termini la montagna oggi è un luogo abitato
da innumerevoli comunità, più o meno vitali, con regole, visioni del
territorio, immaginari, ritmi e lingue specifiche; al tempo stesso è meta del
divertimento e dello svago, degli sport estremi, dell’avventura e del relax,
dell’accoglienza e della ricerca di benessere. È anche il luogo della
nostalgia, dell’esotico, del pittoresco, del bisogno di tradizione, della
memoria, così come quello della natura selvaggia e dei parchi, cioè della
natura da proteggere. Questa poliedricità permette alle alpi di attrarre e di
accogliere le più disparate richieste di riconoscimento e le più diverse
aspirazioni identitarie; e di proporre agli abitanti e ai frequentatori-clienti-
spettatori occasionali una molteplicità di stimoli, di esperienze e di stili di
vita.
Christian Arnoldi è dottore di ricerca in Sociologia della devianza. Lavora
come ricercatore a contratto presso il Museo degli usi e costumi della gente
trentina di San Michele all’Adige. Si interessa di tematiche legate alla
costruzione immaginaria e simbolica della montagna, di feste alpine, del
processo di recupero e di invenzione della tradizione e di fenomeni di
“devianza”. Recentemente ha pubblicato Tristi montagne. Guida ai malesseri
alpini, Priuli & Verlucca, Scarmagno (to), 2009.

Giovanni Marzari “Acropoli alpina 1938-1943”
Il Doss Trento è un rilievo dalle pendici rocciose che domina la città. Sulla
sommità presenta un ampio pianoro. La “verruca”, come veniva chiamata, è stata
oggetto di molte fantasie architettoniche, soprattutto negli anni venti e
Trenta, in una delle quali si immagina di ricavare dalla massa rocciosa,
rispettata la zona del monumento a cesare Battisti, nientemeno che un
anfiteatro a gradinate, insomma una colossale arena di verona per spettacoli
classici, (Pranzelores). Tra il 1938 e il 1943 una di queste fantasie prende
corpo. viene progettato da un gruppo di architetti di fama, Libera, Muzio,
Maroni e cereghini e dallo scultore zaniboni, il Museo Nazionale degli alpini:
una vera e propria acropoli che domina la città. Nel 1940 iniziano i lavori di
costruzione della strada monumentale, seguiti direttamente da Giovanni Muzio.
Nel 1941 il progetto è presentato a Mussolini: un rettangolo di 160×120 metri,
caratterizzato da evidenti riferimenti all’antica architettura romana, e da
tentativi di coniugare un nuovo linguaggio regionalista, più consono al
contesto alpino. Gli avvenimenti dell’8 settembre 1943 concludono la storia
dell’“acropoli alpina”, immaginata come un “grandioso complesso monumentale,
che doveva documentare l’eroismo dei soldati di montagna”.
Giovanni Marzari, architetto, si è formato allo IUAV di Venezia (1982). Vive e
lavora a Rovereto (tn). L’attività professionale, dal 1984 con lo “Studio G.
Marzari”, si è sviluppata nel settore del restauro architettonico di edifici
antichi e moderni, nel settore delle nuove costruzioni, negli studi
paesaggistici, nelle ambientazioni e allestimenti di musei e di mostre. Accanto
all’attività professionale ha dedicato studi con pubblicazioni, all’opera di
Luigi Figini e Gino Pollini, di Adalberto Libera, di Fausto Melotti, di
Giancarlo Maroni, di Mario Sandonà e di Massimo Scolari. Ha pubblicato ricerche
sul tema del paesaggio.

Marco Pogacnik “Alpine Architektur. Le Alpi e il loro autore”
In un bel saggio ispirato dall’opera di valerio Olgiati, Mario Carpo ragionava
due anni fa sulla crisi dell’autorialità dell’opera architettonica. con la
riproduzione tecnica dell’opera d’arte abbiamo assistito nel corso del
novecento ad una sempre più complessa organizzazione del progetto come
confluenza di saperi molteplici, e ad una sempre maggiore intrusione di
strumenti automatici di controllo e generazione della forma che hanno messo in
crisi l’autorità e responsabilità dell’autore come creatore di un’opera. In
nuce questo problema – sublimato in una struggente immagine poetica –
rappresenta il centro anche dell’opera che Bruno Taut dedica al paesaggio delle
alpi visto come scenario di una nuova architettura e, soprattutto, di una nuova
umanità. forse solo l’immagine dell’alzato del cimitero di chaux disegnato un
secolo prima da Ledoux per il suo trattato può essere accostato per forza e
grandiosità espressiva alla alpine architektur di Bruno Taut a dimostrazione
del fatto che solo una storia di lungo periodo può ambire oggi a restituirci un’
immagine meno provvisoria dell’architettura nell’epoca della modernità.
Marco Pogacnik è ricercatore universitario presso l’Università IUAV di
Venezia. È stato visiting professor presso la Fachhochschule di Potsdam, l’
Università di Dortmund e l’Università di Innsbruck. Ha insegnato e tenuto
conferenze e seminari in diverse università europee: la tU di Aachen, la tU di
Graz, la Akademie der Künste di Vienna, l’Accademia di Architettura di
Mendrisio, l’Università di Ginevra, la tU di Cottbus. È stato membro della
commissione selezionatrice del nuovo museo di arte contemporanea di Seoul,
città nella quale ha tenuto conferenze presso la Kyung Hee University e la
Seoul national University. Attualmente è responsabile – assieme al prof.
Roberto Masiero – dell’unità di ricerca “Arte del costruire” presso lo IUAV di
Venezia e titolare di una ricerca PRIn sull’architettura italiana degli anni
‘50. Ha pubblicato saggi sui maggiori protagonisti tra diciottesimo e ventesimo
secolo dell’architettura europea: Ledoux, Gilly, Schinkel, Semper, Sitte, Loos,
Mies, Le Corbusier, Scarpa e Libera.

Fabrizio Bartaletti “Le città alpine come città di montagna e come nodi della
rete urbana nazionale ed europea”
Dopo alcune precisazioni sul concetto di città alpina e città di montagna, si
passa in rassegna la situazione topografica di un ampio campionario di città
alpine e prealpine, sottolineando il diverso grado di chiusura o apertura
rispetto al rilievo che le circonda e il rapporto tra queste città e le loro
montagne. ciò offre lo spunto per considerazioni di ordine estetico del quadro
geografico, sui mutamenti del turismo alpino (anche di fine settimana), sull’
inquinamento favorito dall’inversione termica e dall’angustia del sito, in
presenza di intenso traffico ed emissioni industriali, e sul fatto che le città
alpine non sono più, da tempo, solo il naturale riferimento per servizi,
cultura e svago per un retroterra alpino più o meno vasto, ma sono anche
inserite in una più ampia rete urbana nazionale e centro-europea, con tutti i
vantaggi e i disagi che questa comporta.
Fabrizio Bartaletti (Livorno, 1951) ha iniziato la propria carriera
universitaria a Pisa, nella seconda metà degli anni ’70, con ricerche
innovative sulle piccole città italiane, e da allora ha continuato a occuparsi
di città, reti urbane, aree metropolitane, consumo di spazio ad opera dell’
urbanizzazione. Professore associato di Geografia urbana dal 1984 all’
Università di Genova, ordinario di Geografia generale dal 2005, dalla metà
degli anni ’80 si occupa delle Alpi, con ricerche focalizzate sul turismo
invernale ed estivo, sulle città alpine e sulla geografia generale delle Alpi.
È autore di 6 volumi su città e aree metropolitane (il più recente, Le aree
metropolitane in Italia e nel mondo, è stato pubblicato nel 2009 a torino dalla
Bollati-Boringhieri), del primo Rapporto sul turismo montano in Italia (2006,
col touring Club Italiano) e di numerose ricerche sulle stazioni invernali
delle Alpi, tra le quali tre volumi: Le grandi stazioni turistiche delle Alpi
italiane (Bologna, Pàtron, 1994); Geografia e cultura delle Alpi (Milano,
FrancoAngeli, 2004), del quale sta per uscire una nuova edizione completamente
rinnovata e integrata, e l’edizione italiana del volume di Werner Baetzing Die
Alpen (Le Alpi, torino, Bollati-Boringhieri, 2005).

Andrea Zanotti – Coro Trentino Sosat “La montagna condivisa”
La dimensione della montagna è stata per lungo tempo una dimensione di
solitudine inaccessibile, ieratica: il luogo dove si è creduto abitassero gli
dei. La secolarizzazione della montagna ha inizio con le prime esplorazioni e
scalate compiute da una élite aristocratica che custodisce il privilegio del
primo disvelamento di un mondo incantato e mitico, compiuto secondo una
concezione di gelosa esclusività. È solo, di fatto, nel periodo compreso tra le
due guerre mondiali che si sviluppa un movimento popolare in grado di togliere
la montagna dal suo isolamento e renderla, di prospettiva, un grande patrimonio
condiviso. ciò accade attraverso l’iniziativa associazionistica, che vede nella
nascita della SOSaT (Sezione Operaia Società alpinisti Tridentini) un punto
centrale di questa parabola. come si può evincere dalla stessa sigla, quell’”
operaia” riferita alla sezione dichiara in modo inequivocabile la vocazione ad
aprire la montagna ad un orizzonte dichiaratamente popolare, facilitandone l’
accesso. La SOSaT nasce nel 1921, e non è certo un caso che il suo coro (coro
della SOSaT) veda la luce nel 1926, come espressione culturale matura di un
modo di vivere la montagna e di cantarla. anche il canto è un veicolo di
condivisione, che ci parla, nel suo repertorio, di una montagna rifondata e
vista, nella prospettiva “da sotto”, con gli occhi di una civiltà urbana e non
più rurale. cantare la montagna significa riconoscerla come patria spirituale e
come patrimonio da vivere con gli altri. Per questo motivo il filo conduttore
dell’intervento sarà condotto e fittamente intrecciato tra parola detta e
parola cantata dal coro della SOSaT.
Andrea Zanotti è professore ordinario di Diritto canonico alla Facoltà di
Giurisprudenza dell’Università di Bologna. nella stessa città ricopre anche la
carica di Rettore del Collegio dei Fiamminghi. Fra il 1982 e il 1984 ha
esercitato l’attività forense. Dal 1983, data di inizio della sua carriera
accademica, ha collaborato fattivamente alle politiche dell’Ateneo felsineo,
nonché alla realizzazione delle celebrazioni per i nove secoli di fondazione e
della Magna Charta Universitatum, sottoscritta da più di 600 rettori europei,
nel settembre del 1988. A trento ha promosso il Concilio delle città, in
occasione del 450 anniversario del Concilio di trento, ed è stato chiamato a
far parte del Consiglio di Amministrazione e della Giunta esecutiva dell’
Istituto trentino di Cultura nel 1995 e nel 2002, anno in cui ha anche
coordinato le manifestazioni per il quarantennale dell’Istituto. Ha prestato la
sua consulenza a diversi gruppi di lavoro: nel 1982 al gruppo di ricerca del
CnR per lo studio del pregiudizio antisemitico in Italia, nel 2003 è stato
valutatore del VI programma quadro dell’Unione europea e nel biennio 2003-2004
ha coordinato il gruppo di lavoro nominato dalla Presidenza del Consiglio dei
Ministri presso il Comitato nazionale per la biosicurezza e le biotecnologie,
sul censimento genetico delle popolazioni. È membro del Consiglio di
amministrazione della Fondazione Marino Golinelli. Ha pubblicato numerosi
articoli e monografie sia afferenti al diritto positivo che al diritto
canonico. Dal 1986 collabora alla rivista “Quaderni di diritto e politica
ecclesiastica”. È iscritto all’Albo dei giornalisti, elenco dei pubblicisti.
Dal 2004 a febbraio 2007 ha rivestito la carica di Presidente dell’Istituto
trentino di Cultura. Dal 1 marzo 2007 Presidente della Fondazione Bruno
Kessler, ente di ricerca interdisciplinare che ha raccolto l’eredità dell’
Istituto trentino di Cultura.
Coro Trentino SOSAT Il 7 gennaio 1921 venne istituita a trento nell’ambito
della SAt – Società Alpinisti tridentini – la sezione operaia denominata
“SoSAt” con lo scopo di diffondere tra il popolo l’amore per l’alpinismo in
tutte le sue forme. tra le file della “SoSAt” il 24 maggio 1926, nasce il primo
coro di montagna che venne denominato “Coro della SoSAt”. Ebbe così origine una
nuova forma di espressione musicale che riscosse un immediato successo e che
conta solo in Italia numerose imitazioni. L’attività del Coro è principalmente
rivolta a conservare, valorizzare e divulgare il canto popolare alpino. Il Coro
ha svolto e svolge una intensa attività concertistica (oltre 1500 concerti in
tutto il mondo), ed ha al suo attivo numerose pubblicazioni musicali e
discografiche. Fu il Coro della SoSAt nel 1927 a lanciare la famosa “Montanara”
e nel 1935 ad editare la prima raccolta di canti popolari alpini che hanno
tracciato la storia della coralità alpina. Fra i vari riconoscimenti merita
menzione la “Stella al merito dell’ordine del Cardo”, attribuita per la sua
attività a favore della gente di montagna, “l’Aquila d’oro di San Venceslao”,
massima onorificenza della città di trento e il Premio Speciale SAt (Soc.
Alpinisti tridentini) per meriti culturali.

Annibale Salsa “Il rapporto città-montagna. Trasformazioni e riposizionamenti
fra prossimità domestica e prossimità esotica”
Occorre porsi una domanda fondamentale: vi è continuità o discontinuità
percettiva fra città e montagna, oggi? Nel corso dei secoli i rapporti si sono
modificati, sia in relazione agli eventi storico-politici che ai modelli socio-
culturali. Le città delle alpi sono più numerose sui versanti trans-alpini,
fatta eccezione per alcune appendici cis-alpine fra cui il Trentino. Ma anche
qui, i segnali non sono sempre confortanti per effetto di processi di
omologazione culturale che appaiono inarrestabili nell’imporre stili di vita
fortemente de-localizzati. Quali allora le prospettive? Si è generato, negli
ultimi tempi, un fenomeno che mi piace definire di “esotismo di prossimità”.
Una sorta di estraniazione allontanante che richiede misure adeguate di
riappropriazione, da parte delle città alpine, delle proprie appendici
territoriali montane in chiave di identificazione e di riconoscibilità.
Annibale Salsa ha insegnato Antropologia filosofica e Antropologia culturale
presso l’Università di Genova fino all’anno accademico 2007. Ha condotto studi
e ricerche su tematiche relative alla genesi ed alla trasformazione delle
identità delle popolazioni delle Alpi, soprattutto in rapporto alle
problematiche dello spaesamento e dei rispettivi risvolti psico-antropologici
ed etno-psichiatrici. Si occupa di temi e problemi attinenti l’antropologia del
turismo montano, con particolare riguardo alle Alpi in generale. È autore di
articoli e di saggi su riviste scientifiche specialistiche e di divulgazione,
anche in contesti internazionali. Ha ricoperto, dal maggio 2004 al maggio 2010,
la carica di Presidente Generale del Club Alpino Italiano. Ha presieduto il
Gruppo di Lavoro “Popolazione & Cultura” della Convenzione alpina – trattato
internazionale fra gli otto Stati delle Alpi – fino all’anno 2006 e collabora a
diverse iniziative della Convenzione stessa. È relatore e moderatore in
Convegni e Congressi nazionali ed europei. È Presidente del Comitato
Scientifico della Fondazione dell’Accademia della Montagna del trentino.
Collabora con il Bureau Régional d’Ethnologie et Linguistique (BREL) della
Regione Autonoma Valle d’Aosta, relativamente alle problematiche socio-
antropologiche di quel territorio e delle contigue aree francofone. Collabora
con Associazioni/Enti di area occitana per la promozione e la difesa della
lingua e della cultura. Coordina – nell’ambito del Progetto Integrato
transfrontaliero (PIt) Italia-Francia – il Comitato Scientifico dell’
osservatorio per lo studio del Patrimonio culturale delle Alpi Marittime, sul
tema: “Le identità sociali e linguistiche nello spazio culturale delle Alpi
Marittime” [Parco Regionale delle Alpi Marittime (I) – Parco nazionale del
Mercantour (F)]. È membro accademico del Gruppo Italiano Scrittori di Montagna
(GISM). Ha vinto il “Cardo d’oro” Premio ItAS 2008 (trento) con il saggio: Il
tramonto delle identità tradizionali. Spaesamento e disagio esistenziale nelle
Alpi, edito da Priuli&Verlucca. È membro del Comitato scientifico della rivista
di psichiatria e scienze umane: “Il Vaso di Pandora”. Si occupa delle minoranze
linguistiche dell’arco alpino occidentale di area occitana (o provenzale-
alpina), franco-provenzale e walser, attraverso la partecipazione alle
rispettive iniziative scientifiche e culturali. È membro dell’Associazione
culturale “Dislivelli”, formata da Docenti e Ricercatori dell’Università di
torino, per la rinascita socio-economico-culturale della montagna alpina
occidentale.

Jürg Conzett “Paesaggio e manufatti”
Come contributo della Svizzera alla 12 Biennale di architettura di venezia ho
presentato, insieme al fotografo Martin Linsi, una mostra di immagini che
abbiamo realizzato girando per più di 40 giorni attraverso il territorio
svizzero, documentando le opere (ponti, gallerie d’accesso ai tunnel, muri
etc.) che si distinguono per una particolare relazione con il paesaggio. Nel
suo interventa spiegherà le ragioni di fondo che hanno guidato le nostre
scelte.
Jürg Conzett è nato nel 1956 ed ha studiato ingegneria civile presso i
politecnici federali di Losanna e Zurigo, dove si laurea nel 1980. negli anni
seguenti collabora con Peter Zumthor, finché nel 1988 non fonda il proprio
studio. Con Gianfranco Bronzini e Patrick Gartmann, nello studio di Coira,
progetta la costruzione di ponti e strutture portanti per edifici. Alcuni dei
principali progetti realizzati sono: Passerella pedonale sul Mur, Murau,
Austria (architetti Meili e Peter, Zurigo)
Ampliamento dell’Istituto di formazione professionale per il legno, Biel,
Svizzera (architetti Meili e Peter, Zurigo)
Passerella pedonale e ponte di Suransun, Viamala, Svizzera
Edificio per abitazioni e negozi in ottoplatz, Coira, Svizzera (architetti
Jüngling e Hagmann, Coira)
Scuola elementare Volta, Basilea (architetti Miller e Maranta, Basilea)
Ponte in legno e calcestruzzo sul Glenner a Peiden Bad, Svizzera
Ponte di pietra a Vals, Svizzera
Passerella sull’Aar a Rupperswill-Auenstein, Svizzera

http://www.fotoamatorimattarello.info/sito/index.php

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